Primo giorno di scuola

Credo che in questa casa, nessuno abbia veramente dormito bene, la notte scorsa. Tutti a letto, o addormentati, molto piu’ tardi del solito. Mi sono svegliata almeno ogni ora. Ho la vaga impressione che fossimo tutti un po’ stressati…

Il primo giorno di scuola e’ una pietra miliare per tutti. Anche per un homeschooler. (Mmmm, forse non per un unschooler, ma non e’ comunque la strada che abbiamo scelto.) Dicevo, e’ uno di quei giorni che quasi tutti ricordano, e quelli che non se lo ricordano, hanno comunque sentore che si sia trattato di un giorno speciale. Sono sicura che ape operosa A appartenga a quest’ultima categoria, considerando che ha una memoria un tantino colabrodo.

Io invece mi ricordo ancora il primo giorno di scuola. Mi sembra che fosse ai primi di ottobre, credo fosse uno degli ultimi, se non l’ultimo anno scolastico che in Italia si iniziava cosi tardi. Dall’anno successivo si inizio’ a meta’ settembre. Comunque, ci avevano accompagnati tutti nell’aula adibita a teatro, e li ci avevano chiesto cosa sapessimo fare. Mi ricordo ancora, con vago imbarazzo, come io avessi detto con grande orgoglio di saper contare fino a dieci. Sei anni compiuti da poco e un mare di innocenza. Che adesso a scuola ci si arriva sapendo gia’ leggere e scrivere e magari pure a cinque anni.

Questo e’ un altro aspetto della pedagogia steineriana con il quale mi trovo totalmente d’accordo. Ritardare l’insegnamento accademico il piu’ a lungo possibile. E infatti ape operosa J compira’ 7 anni fra 2 settimane. Questo non significa nascondere le cose, o non rispondere alle domande. Rispondere si, ma senza incoraggiare l’intellettualita’.  Permettere ai bambini di essere bambini il piu’ a lungo possibile.

Certo talvolta ci si sente un po’ sciocchi ad indicare il tramonto dicendo “guardate, il sole si sta mettendo il pigiamino rosso e si sta coricando sotto coperte rosa. No anzi, oggi ha scelto quelle arancioni”. J sa che non e’ vero, come si capisce dallo scintillio nei suoi occhi, quando lo dico. Ma comunque sorride, e questa sorta di gioco gli piace ancora. E continua a guardare la natura intorno a lui con stupore e meraviglia. Che non mi sembra poco, ai nostri giorni.

Tornando a stamattina. J e ape operosa C erano in piedi dalle 6.45, in fibrillazione. Ho patito a tenerli buoni fino alle 9, orario previsto per l’inizio della scuola. Hanno seguito tutta la routine del mattino senza fiatare ne’ lamentarsi. Incredibile, ma vero. Spero che questa influenza positiva continui nei mesi a venire!

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Finalmente A li ha accompagnati nella stanza che abbiamo fino ad ora usato come scuola materna ( la camera da letto dei bambini). E J mi ha chiesto: “Ma allora sei la stessa maestra”. Povero tesoro, spero che non lo stia confondendo troppo! Sequenza alterata leggermente rispetto allo scorso anno, con poesie , rime, filastrocche e canzoni, in italiano e in inglese. Quest’anno iniziamo con l’accensione della candela e la poesia scritta da Steiner per la scuola. Hanno partecipato tutte e tre le tre api operose, e ape operosa N, la piu’ giovane, lo ha fatto con entusiasmo particolarmente contagioso. Anche C ha fatto quasi tutto e piagnuccolato solo un pochino, povera stella.

E poi, con grande dispiacere di C e N, io e J siamo andati in aula. Che si presentava cosi:

 

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Era molto agitato e non sapeva cosa aspettarsi. Di certo non la presentazione della curva e della retta, in tutti i suoi aspetti: disegnarla nell’aria con il braccio, con il dito, con la testa, tracciarle sul pavimento con il piede,

camminare seguendone l’immaginaria traccia, farla su un vassoio pieno di farina, su una lavagnetta e   f i n a l m e n t e e e su un foglio enorme, che avrebbe dovuto presentare il suo miglior lavoro. Ma come c’e’ da immaginarsi, non e’ proprio stato il suo lavoro migliore. Peccato, ma anche pazienza. Ha lavorato bene, senza protestare.

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Poi abbiamo disegnato l’albero delle stagioni. Dopo la pausa, con grande gioia, le sorelline si sono unite a noi per ritagliare un po’ di foglie colorate. Ma di questo progetto, e di altri elementi presenti in aula, parleremo un’altra volta.

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E domani si ricomincia, o meglio, si continua.

Un abbraccio e buona vita.

 

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